Scuola di Yoga dell'insegnante Paolo Prunotto
 Scuola di Yoga dell'insegnante Paolo Prunotto

Stili di yoga

Uno yoga o molti yoga? 

Se con il termine intendiamo la meta che l'insieme delle pratiche (sadhana) dello yoga propone di raggiungere, lo stato di "unione", lo yoga non può essere che uno. Se, come più spesso accade intendiamo con lo stesso termine questo insieme di pratiche come una via, un percorso che porti l'individuo verso la meta, possiamo dire che esistono molte strade per raggiungere lo stesso luogo.
Per la tradizione indiana esistono tre vie fondamentali per consentire all'essere umano il superamento della sua condizione:Jnana, Bhakti, Karma, rispettivamente la via della conoscenza, quella della devozione amorosa e dell'abbandono al divino e quella dell'azione disinteressata.


Il Raja yoga tende in parte a operare una sintesi con un particolare accento posto sulla ricerca di uno stato meditativo.
Un discorso a parte meritano le correnti di derivazione tantrica (Hatha Yoga, Kundalini Yoga, Laya,Yoga ecc.) improntate a una concezione simbolica ed esoterica del mondo e dell'essere umano. L'accento viene posto sulla rappresentazione dell'essere umano come omologo dell'universo manifestato: operando sul corpo umano, visto come microcosmo in cui operano tutte le forze presenti nell'universo, prevede di realizzare un risveglio dell'energia vitale che porti l'individuo a una completa trasformazione fisica e psichica, all'unione con l'Assoluto indifferenziato, alla non-dualità. Da queste correnti prende origine tutta la simbologia energetica (chakra, nadi ecc.) proposta spesso anche ai giorni nostri nella maggior parte dei corsi di yoga.

 

Raja yoga lo "Yoga Regale" o "Yoga classico" negli Yoga Sutra di Patanjali
Lo yoga, la via della conoscenza, della realizzazione e della trasformazione di sè, si articola negli Yoga Sutra in otto "membra" il cosiddetto Ashtanga Yoga, indispensabili allo yogin (praticante yoga) per raggiungere l'affrancamento dalla sofferenza insita nella condizione umana.
Yama e niyama, le prime due, sono indicazioni, suggerimenti di comportamento etico e morale che prevedono, per esempio, il rispetto di principi come quello della non violenza, della verità e della libertà altrui, ma anche di uno stile di vita improntato a generosità e moderazione.
Asana sono le posture, necessarie per raggiungere una maggiore consapevolezza del proprio corpo.
Pranayama sono gli esercizi che permettono di controllare la respirazione e attivare attraverso di essa l'energia vitale.
Pratyahara,"la retrazione dei sensi", è la capacità di non essere costantemente proiettati e dispersi verso l'ambiente esterno, sapersi interiorizzare.
Dharana è la concentrazione, il sapersi focalizzare sull'Essenziale.
Dhyana è la meditazione, la contemplazione, stato d'essere che consente una percezione differente di se stessi, degli altri e dell'ambiente e, infine, samadhi, è l'esperienza mistica di unificazione, "enstasi", come è stato tradotto da uno dei massimi studiosi di storia delle religioni, Mircea Eliade, con un neologismo che indica uno stato di "estasi interiore", di "autorivelazione del Sè".

 

Jnana yoga lo "Yoga della conoscenza"
Trova la sua origine nella dottrina del Samkhya e nelle Upanishad. Il termina "jnana", che in questi testi indica la conoscenza metafisica, deriva dalla stessa radice che in italiano ha prodotto gnosi, gnosticismo.
La conoscenza è in questo caso intesa non come erudizione, accumulo di informazioni, ma come consapevolezza, comprensione intuitiva che sorge nello stato meditativo, della fondamentale identità tra Brahman (l'Assoluto indifferenziato universale) e Atman, (il Sè individuale).
Lo yoga è quindi un risveglio dall'illusione del mondo fenomenico, di cui si percepisce tutta la transitorietà e l'impermanenza, che può avvenire una volta raggiunta la piena comprensione dei fenomeni esterni così come di quelli interiori. Nella Bhagavad Gita, la conoscenza diventerà la conoscenza del divino, del supremo Signore del mondo, Vishnu-Krsna, che si manifesta in tutto il suo splendore ad Arjuna.

 

Karma yoga lo "Yoga dell'azione"
E' forse l'insegnamento fondamentale della Bhagavad Gita, il "Canto del Signore", libro fondamentale per la spiritualità indiana. Il protagonista, Arjuna, si trova a vivere il conflitto di dover combattere in guerra contro amici e parenti schierati sul fronte opposto, e riceve l'insegnamento del dio Krishna che assume il ruolo del suo cocchiere.
L'azione è in questo caso azione disinteressata, compimento dei doveri inerenti al proprio stato, con totale distacco rispetto ai risultati, al frutto dell'azione. "Hai diritto solo all'azione e non ai frutti. Non essere motivato dai frutti dell'azione e non avere attaccamento per l'inazione. Agisci restando saldo nello Yoga" propone la Gita. 
E' tra le sintesi più alte della nozione di atto sacrificale, dell'azione vista come atto sacro, che concilia la vita nel mondo, con le sue contraddizioni, e la rinuncia tipica del monaco o dell'asceta.

 

Bhakti yoga lo "Yoga della devozione amorosa al divino" 

Prevede il totale abbandono alla propria "divinità d'elezione" (ista-devata), l'unione mistica nel cuore che ritroviamo anche nei mistici cristiani medievali o nelle correnti mistiche dell'Islam (Sufi). 
L'unione col principio trascendente viene ricercata attraverso l'amore incondizionato e il riconoscimento del divino nel mondo

 

Hatha yoga lo "Yoga dello sforzo" o "dell'unione delle polarità contrapposte"
Il significato 
Il termine hatha vuol dire "violento, con forza", ma indica anche le polarità: ha viene spesso interpretato come "sole" e tha come "luna".
Gli antichi testi di riferimento:
L'hatha yoga è legato alla figura di Gorakshanatha, personaggio avvolto nel mistero vissuto forse intorno al XII secolo nel Nord-Ovest dellIndia e trova la sua definizione in alcuni testi che vengono fatti risalire al XIV-XV secolo: Hatha Yoga Pradipika e Gheranda Samhita.
Una pratica basata sul corpo:
Propone una pratica particolarmente incentrata sul corpo: satkarman (i sei atti purificatori), asana (posture corporee non solo meditative ma con forti contenuti simbolici); pranayama, bandha e mudra (controllo dell'energia vitale attraverso la respirazione, specifiche contrazioni muscolari e gesti simbolici); pratyahara (ritiro dei sensi dagli oggetti esterni); dhyana (stato di meditazione);samadhi (stato di unificazione completa).
L'influenza del tantrismo: 
Secondo la visione tantrica con il corpo fisico coesiste un corpo "sottile" sul quale l'hatha-yoga opera. Questo corpo "sottile" è fatto da innumerevoli canali energetici nei quali scorre l'energia vitale.
I canali più importanti sono quello connesso con la polarità femminile ida e quello collegato alla polarità maschile pingala. Quando queste correnti fluiscono unite nel canale centrale sushumna, lungo la colonna vertebrale, permettono l'apertura e l'attivazione deichakra, centri energetici collocati lungo l'asse vertebrale.
Il raggiungimento dello stato di "unione" è visto come il simbolico risveglio dell'energia sopita - Kundalini -, rappresentata come un serpente addormentato alla base della colonna vertebrale.
Lo yoga più praticato e sicuramente il più diffuso. 

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Sorrido quando odo che il pesce nell’acqua è assetato.
Non comprendi che ciò che v’è di più vivo dimora nella tua casa;   
e così vaghi da una città santa all’altra con sguardo confuso!
Kabir ti dirà la verità: recati dove ti aggrada, a Calcutta o in Tibet,   
se non riesci a trovare dove si nasconde la tua anima,  
per te il mondo non sarà mai reale!
Kabir (XV sec.)

 

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